Paziente immunosoppresso denuncia il San Raffaele: “Tre giorni di paura”
Milano, 16 dicembre 2025.
Un ricovero per mononucleosi si è trasformato in quella che un paziente definisce “un’esperienza di paura continua”. È quanto racconta un uomo di 45 anni, immunosoppresso, ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano nei giorni del caos registrato durante il ponte dell’Immacolata.
Tra gli episodi denunciati, uno in particolare ha attirato l’attenzione: una pastiglia di tachipirina spezzata sul petto dal personale infermieristico, a mani nude e senza guanti.
Sulla vicenda è in corso un’indagine della Procura di Milano, avviata dopo le verifiche dei carabinieri del Nas.
Il racconto del paziente: “Era tutto fuori controllo”
“È arrivato un infermiere con una pastiglia di tachipirina tra le mani nude. Me l’ha appoggiata sul petto e l’ha spezzata in due”.
Così il paziente racconta quanto accaduto durante il ricovero nel reparto di medicina ad alta intensità del San Raffaele.
In quel momento, spiega, le sue condizioni erano già compromesse.
“Stavo molto male. Solo dopo ho realizzato i rischi, soprattutto per una persona immunosoppressa come me”.
L’uomo era arrivato al pronto soccorso il 7 dicembre ed è rimasto ricoverato fino all’11 dicembre.
Il contesto: il caos durante il ponte dell’Immacolata
Il racconto si inserisce in un contesto più ampio.
Nei giorni del ponte dell’Immacolata, l’ospedale San Raffaele è stato al centro di segnalazioni, testimonianze e verifiche che hanno portato all’intervento dei carabinieri del Nas.
Secondo quanto emerso, il reparto di medicina ad alta intensità sarebbe stato gestito, in quel periodo, anche da infermieri appartenenti a una cooperativa esterna, chiamata a sopperire a carenze di organico.
I sindacati hanno parlato di impreparazione del personale, con potenziali rischi per la sicurezza dei pazienti.
Errori nella somministrazione dei farmaci
L’episodio della tachipirina non sarebbe stato isolato.
Il paziente racconta diversi momenti di confusione nella gestione delle terapie.
In una serata, un infermiere si sarebbe presentato per somministrargli il paracetamolo, nonostante il farmaco fosse già stato assunto un’ora prima, su indicazione di un altro collega.
“Mi hanno detto che non risultava. Evidentemente non era stato segnato”.
In un’altra occasione, gli infermieri avrebbero tentato di somministrare il farmaco destinato a lui al paziente nel letto accanto, invertendo di fatto le terapie.
Macchinari lasciati accesi e allarmi continui
Nel racconto emerge anche un episodio legato alla misurazione della pressione.
Una macchina sarebbe stata lasciata accesa per errore, entrando in funzione ogni cinque minuti, gonfiando ripetutamente il braccio del paziente e facendo scattare continui allarmi.
“Per fortuna sono un informatico. Sono riuscito a disattivarla da solo”.
Il mutuo soccorso tra pazienti
Durante la degenza, racconta il 45enne, si sarebbe creato un clima di mutuo aiuto tra pazienti.
“Cercavamo di restare vigili. Ci controllavamo a vicenda. Leggevamo le notizie, cercavamo di capire cosa stava succedendo”.
Già al pronto soccorso, spiega, avrebbe sentito infermieri parlare delle notizie sul San Raffaele e dei disservizi emersi online.
L’indagine della Procura di Milano
Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta della Procura di Milano, al momento senza indagati né ipotesi di reato formalizzate.
I magistrati vogliono chiarire cosa sia accaduto nel reparto di medicina ad alta intensità nei giorni dell’8 dicembre, verificando:
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l’organizzazione del personale
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le procedure di somministrazione dei farmaci
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il ruolo della cooperativa esterna
Le indagini sono partite dopo le prime verifiche di Nas e Squadra Mobile.
Le dimissioni e la decisione del paziente
L’11 dicembre il paziente è stato dimesso.
Il giudizio finale sulla sua esperienza è netto.
“Io sono nato e cresciuto qui, col culto del San Raffaele. Ma non mi vedranno mai più”.
Un pensiero va anche agli altri ricoverati, in particolare ai pazienti anziani.
“Mi chiedo se abbiano avuto la lucidità di accorgersi degli errori”.
Un racconto che solleva interrogativi
Il caso ha acceso nuovamente i riflettori su:
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carenze di personale
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gestione delle emergenze
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sicurezza dei pazienti più fragili
Il racconto del 45enne si aggiunge a una serie di segnalazioni che hanno portato alle ispezioni e alle dimissioni dell’amministratore unico Francesco Galli.
In attesa di chiarimenti ufficiali
L’indagine è ancora in corso.
Al momento non sono stati formulati capi d’accusa, ma la Procura vuole fare piena luce su quanto accaduto.
Nel frattempo, resta la testimonianza di un paziente che definisce la sua degenza “un’odissea” e che ha scelto di raccontare pubblicamente la propria esperienza “perché serva a riflettere su come è ridotta oggi la sanità”.






